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Se si soffre di adenomiosi, si possono avere problemi di fertilità? Che correlazione c’è con il buon esito di una gravidanza e quali cure si possono fare? Quando si riceve una diagnosi di adenomiosi, i dubbi e le ansie sono numerosi e le risposte ai quesiti, non sono sempre univoche. Sostanzialmente dipende dai casi e dalla gravita della situazione. Tuttavia, oggi le possibilità per diventare madre pur essendo affette da tale condizione sono sempre più alte. Fino a poco tempo fa si riteneva che l’adenomiosi fosse una patologia ginecologica tipica delle donne con più di 40 anni e con pregressi chirurgici. Attualmente, grazie ai progressi delle tecnologie diagnostiche come l’ecografia e la risonanza magnetica, è possibile individuarla precocemente anche in donne più giovani, in età fertile, che stanno cercando una gravidanza. Negli ultimi anni, la comunità scientifica si è fortemente concentrata sul rapporto esistente tra adenomiosi e capacità riproduttiva, evidenziando come effettivamente abbia una influenza significativa, ma non determinante. Cosa significa? Che si tratta di un argomento complesso, che richiede un approccio multidisciplinare, con più specialisti: ginecologo, endocrinologo ed esperto in medicina riproduttiva e fecondazione assistita. Comprendere bene le implicazioni di tale patologia sulla fertilità e conoscere le possibili strategie su cui intervenire è particolarmente importante per le donne che ricevono questa diagnosi. Di seguito, quello che occorre sapere e a chi rivolgersi.

Adenomiosi e gravidanza: correlazioni e cure

Cos’è l’adenomiosi

L’adenomiosi è una patologia ginecologica benigna. È caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale all’interno del miometrio (ovvero della parete muscolare uterina). Come è noto, durante il ciclo mestruale, il rivestimento interno dell’utero (endometrio) si ispessisce per prepararlo all’eventuale attecchimento dell’embrione; in condizioni fisiologiche, se il concepimento non avviene, questo si sfalda e viene espulso con il flusso ematico per poi rigenerarsi il ciclo successivo. Nell’adenomiosi, invece, questo tessuto “infiltra” la muscolatura uterina, provocando una reazione infiammatoria cronica e un ispessimento della parete dell’utero. Ciò può comportare la seguente sintomatologia:

  • menorragia (mestruazioni abbondanti)
  • dismenorrea (dolori mestruali importanti)
  • dolore pelvico cronico
  • aumento del volume dell’utero

L’adenomiosi inoltre non va confusa con l’endometriosi: in quest’ultima, il tessuto endometriale cresce fuori dall’utero, su ovaie, tube, intestino o altri organi pelvici. Le due condizioni inoltre possono sussistere contemporaneamente, hanno sintomi simili e condividono anche alcune caratteristiche, come la sensibilità agli estrogeni ed il ruolo dell’infiammazione. Entrambe possono avere un impatto sulla fertilità.

Adenomiosi, infertilità e gravidanza, quale correlazione?

Essere affette da adenomiosi non significa necessariamente impossibilità a rimanere incinte. Tuttavia, come confermano numerosi studi scientifici recenti, tale condizione può ridurre le possibilità di concepire un bambino e allo stesso tempo aumentare il rischio di complicanze in gravidanza. In che modo tale condizione può influire negativamente sulla salute riproduttiva? Attraverso diversi potenziali meccanismi, come i seguenti:

  • L’infiammazione cronica e le modifiche del miometrio possono rendere più difficile l’impianto dell’embrione
  • L’adenomiosi può alterare la normale contrattilità dell’utero, interferendo con il trasporto degli spermatozoi o con l’annidamento.
  • Essendo una patologia estrogeno-correlata può indurre uno squilibrio ormonale a livello uterino, influenzando negativamente la fase luteale e l’impianto.
  • Spesso è associata ad endometriosi e fibromi, patologie che a loro volta possono influenzare negativamente la fertilità.

Dunque, una gravidanza con adenomiosi è possibile? Sostanzialmente la risposta è affermativa, ma possono sussistere maggiori difficoltà rispetto alla popolazione generale, così come lievemente più alte sono le percentuali di rischio di aborto spontaneo o complicanze ostetriche. Non bisogna comunque temere questi aspetti. Molte donne con tale diagnosi riescono a concepire naturalmente e a portare a termine una gravidanza senza complicazioni. Semplicemente è importante affidarsi ad un ginecologo di provata esperienza, attivare un monitoraggio attento, ed in alcuni casi sottoporsi ad un percorso medico personalizzato e mirato.

Adenomiosi, quali cure per avere un bambino e a chi rivolgersi?

Le cure dell’adenomiosi nelle donne che desiderano avere un bambino devono essere personalizzate, poiché possono variare in base a diversi fattori come l’età della paziente, la gravità dei sintomi, estensione della malattia e presenza di altre patologie ginecologiche. Ad esempio, in caso di sintomi fortemente dolorosi e per controllare lo stato infiammatorio, possono essere prescritti farmaci ormonali come contraccettivi o progestinici, ma si tratta di terapie incompatibili con il concepimento che quindi possono essere utilizzate solo in una fase preparatoria, sotto controllo e monitoraggio ginecologico. Lo stesso dicasi per i dispositivi intrauterini a base di ormoni, focalizzati alla riduzione del sanguinamento e dello stato doloroso. In alcuni casi inoltre può essere utile la chirurgia conservativa, per rimuovere adenomiomi invasivi e preservare l’utero: può migliorare la fertilità, ma deve essere valutato attentamente per i possibili rischi. In altre situazioni maggiori probabilità di gravidanza possono essere ottenute con tecniche di fecondazione assistita come la FIVET, soprattutto se sono presenti altri disturbi della fertilità. Comunemente si procede con un approccio combinato, ovvero con una fase ormonale preparatoria seguita da PMA. È dunque fondamentale rivolgersi a specialisti in medicina riproduttiva e delle patologie uterine. La dottoressa Monica Antinori, ginecologa di lunga esperienza e responsabile dell’ambulatorio per la Procreazione Medicalmente Assistita, può garantire un percorso personalizzato, consapevole e sereno. Qui i contatti per una prima visita.

 

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