Quando si parla di poliabortività si fa riferimento a ripetuti casi di aborti spontanei. È una condizione clinica -dovuta ad aspetti della salute riproduttiva della donna- che ha però un forte impatto nella sfera emotiva ed ovviamente di relazione della coppia che desidera avere un bambino. L’aborto spontaneo di per se stesso non è sinonimo di infertilità, anzi è relativamente frequente e si manifesta comunemente nelle prime settimane di gravidanza. Tuttavia, quando questa perdita non è isolata e si ripresenta nel tempo, è necessario affidarsi ad uno specialista per individuarne le eventuali cause ed adottare un percorso terapeutico mirato. È facile in tali contesti lasciarsi prendere da un senso di frustrazione, ma – va sottolineato- oggi la medicina riproduttiva è spesso in grado di individuare le cause della poliabortività e permettere una terapia mirata, aumentando le possibilità di avere un bambino. Cosa fare e a chi rivolgersi? Scopriamolo insieme.

Poliabortività, cosa si intende con questo termine
L’aborto spontaneo è un evento relativamente frequente: si verifica in circa il 10-15% delle gravidanze clinicamente accertate, spesso nelle primissime settimane di gestazione, e fino alla 20Esima, come definizione medica. Si tratta in genere di eventi isolati, fisiologici, che non compromettono la possibilità di avere un bambino nei tentativi successivi. Quando si assiste a due o più aborti spontanei in una donna/coppia si parla di poliabortività. Alcuni specialisti distinguono ulteriormente tra aborto ripetuto (due consecutivi), che riguarda circa il 5 % delle donne in età fertile, e ricorrente (tre o più episodi), che colpisce invece solo l’1%. Si tratta dunque di una condizione che può essere considerata rara, ma che richiede comunque un attento approfondimento diagnostico, per identificarne le cause ed eventualmente- se possibile- correggerle. È comunque importante sottolineare: la poliabortività non è sinonimo di infertilità. Molte donne riescono comunque a portare una gravidanza a termine, soprattutto se seguite da specialisti esperti.
Poliabortività, quali sono le cause?
Dunque, quali sono le cause della poliabortività? Le motivazioni che inducono l’organismo femminile a perdere un bambino sono numerose: spesso si è in presenza di più fattori che possono concorrere anche contemporaneamente. Tra le principali e più frequenti ci sono:
- Anomalie genetiche: possono riguardare l’embrione e quindi comprometterne la sopravvivenza, oppure essere presenti nei genitori sotto forma di traslocazioni cromosomiche bilanciate, riscontrabili in circa il 2% delle coppie; è l’eventualità più comune.
- Malformazioni dell’utero congenite (come il setto uterino) o acquisite (polipi, fibromi): possono interferire negativamente con l’impianto dell’embrione o con lo sviluppo della gestazione; rappresentano una percentuale significativa di poliabortività, dal 15 al 27%.
- Disfunzioni tiroidee, ormonali (anche lievi), diabete non controllato o insufficienza del corpo luteo possono compromettere il corretto sviluppo della gravidanza.
- Fattori immunologici e autoimmuni: alcune patologie del sistema immunitario, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, aumentano il rischio di aborto attraverso meccanismi di trombosi o infiammazione placentare.
- Trombofilie: le alterazioni della coagulazione, sia genetiche che acquisite, possono causare problemi nella circolazione sanguigna della placenta.
- Infezioni del tratto genitale, esposizione a sostanze tossiche, farmaci o stili di vita non adeguati (fumo, alcol) possono avere un impatto negativo sul proseguo delle gravidanze.
In alcuni casi, nonostante indagini approfondite ed i progressi della medicina riproduttiva, non è possibile identificare una causa specifica. Ciò significa che una soluzione è possibile, comunque, ma richiede un approccio più complesso e personalizzato. Mai lasciarsi andare ad una emotività negativa. Lo stress psicologico può avere un impatto non favorevole sui trattamenti e sulla vita di relazione. Basta affidarsi alle persone giuste!
Poliabortività, cosa fare e a chi rivolgersi per avere un bambino
Quindi cosa fare se si è in presenza di aborti spontanei ripetuti? Affidarsi ad uno specialista in ginecologia e medicina della riproduzione, senza perdere tempo, affidandosi al caso, soprattutto se si è avanti con l’età, per avviare un iter diagnostico accurato ed un eventuale percorso terapeutico. E’ la scelta migliore se si vuole raggiungere l’obiettivo della genitorialità presto e con serenità. Tra gli esami di approfondimento il medico potrà suggerire i seguenti:
- Analisi genetiche (cariotipo della coppia)
- Dosaggi ormonali (tiroide, progesterone, ecc.)
- Screening per trombofilie
- Test immunologici
Ecografia ed eventuale isteroscopia per valutare la morfologia dell’utero
Spesso è possibile in tal modo individuare cause correggibili ed attivare trattamenti mirati, come le terapie ormonali, quelle anticoagulanti in caso di trombofilie, o la chirurgia per le anomalie uterine. E se non si arriva ad una motivazione della poliabortività? Molte coppie riescono comunque ad avere un bambino, soprattutto se seguite da specialisti esperti, in grado di attivare protocolli personalizzati e monitoraggi attenti, e con un approccio multidisciplinare che coinvolga ginecologi, genetisti, endocrinologi e altri professionisti. La dottoressa Monica Antinori, ginecologa e responsabile per la PMA presso la clinica per la fertilità Raprui, con il suo team, offre alle coppie tutto questo. Con la sua esperienza, anche internazionale, ha aiutato la nascita di oltre 1600 bambini! Qui i contatti per una prima visita.


