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L’esame dell’endometrio è una procedura medica importante che si impiega per diagnosticare e tenere sotto controllo alcune particolari condizioni ginecologiche, spesso correlate anche a disturbi della fertilità. L’endometrio infatti è il tessuto che riveste l’interno dell’utero e come tale svolge un ruolo cruciale nella salute riproduttiva della donna. Basti pensare che è qui che si annida l’embrione per iniziare a svilupparsi. Le sue variazioni, in spessore e non solo, durante il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa rendono essenziale un monitoraggio accurato per individuare eventuali anomalie. L’esame dell’endometrio può dunque aiutare a diagnosticare alcune cause di infertilità, irregolarità mestruali, endometriosi e tumori endometriali, ma è utile anche per individuare il momento migliore per effettuare il trasferimento dell’embrione in utero, durante un percorso di fecondazione assistita. Ecco tutto quello che bisogna sapere al riguardo.

Esame endometrio: quando si fa e perché

Endometrio: cos’è e a cosa serve

L’endometrio è un tessuto mucoso che riveste la cavità interna dell’utero. È soggetto a continui cambiamenti, ciclici e no, in risposta agli ormoni prodotti dalle ovaie. La sua funzione principale è comunque legata ad un eventuale concepimento con gravidanza. Durante il ciclo mestruale l’organismo femminile si prepara a tale evento che può o meno manifestarsi. Così l’endometrio si ispessisce per accogliere un ovulo fecondato, ovvero il frutto del concepimento di un bambino. Se la fecondazione non avviene, il tessuto endometriale si sfalda e viene espulso dal corpo attraverso il sanguinamento mestruale. In caso contrario avviene l’“annidamento dell’embrione” ed inizia la gestazione. Per un lungo periodo l’embrione riceverà anche nutrimento da tale tessuto, capace di produrre ormoni preziosi, fino a quando sarà sostituito dalla placenta nel medesimo compito. Da ciò si evince facilmente come l’endometrio ed i suoi cambiamenti siano essenziali per la fertilità femminile.

L’endometrio nelle varie fasi del ciclo, in gravidanza e menopausa

Ma come avvengono in pratica questi cambiamenti? L’endometrio attraversa diverse fasi durante il ciclo mestruale. Nella prima – definita proliferativa- che segue la mestruazione, gli estrogeni stimolano la crescita e l’ispessimento di tale tessuto, mentre nella successiva, detta secretoria, il progesterone prodotto dal corpo luteo favoriscono ulteriori modifiche che rendono l’endometrio particolarmente recettivo all’eventuale impianto dell’embrione. Se la gravidanza non si verifica, il livello di questo ormone diminuisce, portando alla desquamazione dell’endometrio e all’inizio di un nuovo ciclo mestruale. Durante la gravidanza, l’endometrio fornisce dunque tutto il supporto necessario all’embrione per annidarsi ed iniziare a crescere. Le sue cellule, infatti, contribuiscono alla formazione della placenta, essenziale per il nutrimento e la protezione del feto. Infine, in menopausa, la cessazione dell’attività delle ovaie nella produzione di estrogeni e progesterone porta all’atrofia fisiologica del tessuto: lo spessore si riduce e così la sua attività ricettiva.

Esame dell’endometrio: a cosa serve e quando si fa

L’esame dell’endometrio, dunque, è particolarmente importante per ciò che riguarda la salute del sistema riproduttivo della donna: si esegue per indagare e diagnosticare molte condizioni e per trattarne altre; è spesso utilizzato ad esempio in caso di infertilità inspiegata, per comprendere il motivo di mestruazioni irregolari e/ o sanguinamenti anomali, ma anche per monitorare patologie come l’iperplasia o il tumore endometriali. Circa il 20% dei casi di infertilità femminile è dovuta a fattori endometriali: ciò significa che qualunque alterazione, infezione, infiammazione, endometriosi o poliposi, di questo tessuto può avere effetti negativi sulla possibilità di avere una gravidanza. Tale indagine viene raccomandata anche in presenza di dolore pelvico persistente o nel contesto di un percorso di fecondazione in vitro per assicurare che sia in condizioni ottimali per accogliere l’embrione da trasferire. Talvolta tale fase finale e decisiva viene rimandata, proprio in seguito al test endometriale: l’embrione si crioconserva e nel frattempo la paziente viene sottoposta ad una terapia ormonale atta a migliorare la situazione.

Esame dell’endometrio: in cosa consiste e tipologie

Di fatto non esiste un unico esame dell’endometrio. O meglio: a seconda dei casi sussistono vari test e modalità per effettuarlo, ognuno con specifiche indicazioni e finalità. Quali? Le principali tipologie includono:

  1. Ecografia transvaginale: non è un esame specifico dell’endometrio, ma è in grado di fornire immagini dettagliate dello spessore e della struttura dello stesso. Per tale motivo è spesso impiegata come indagine diagnostica di prima linea, per indagare la presenza di polipi, aderenze o iperplasia.
  2. Biopsia endometriale: è una procedura lievemente invasiva che prevede il prelievo di un piccolo campione di tessuto endometriale utilizzando un sottile strumento. Non richiede anestesia o ricovero, ma può essere richiesta una lieve sedazione. Una volta prelevato il campione viene portato in laboratorio e sottoposto ad indagini specifiche atte ad avere maggiori informazioni sulla struttura e composizione del tessuto. Viene spesso utilizzata per diagnosticare condizioni come l’iperplasia, le infezioni, o il cancro endometriale. Ma anche per indagare alcuni casi di infertilità.
  3. Isteroscopia: consiste nell’inserimento di un endoscopio nell’utero per visualizzare direttamente la cavità uterina e prelevare campioni di tessuto anche per la biopsia endometriale. Questa tecnica è particolarmente utile per identificare polipi, fibromi, aderenze, e altre anomalie strutturali. Può essere eseguita in regime ambulatoriale o in sala operatoria, a seconda della complessità del caso.

Esame endometrio e PMA

Nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), la valutazione dell’endometrio è dunque fondamentale. Un endometrio adeguatamente preparato è essenziale per l’impianto e il successo della gravidanza. Le tecniche di imaging, come l’ecografia, e le biopsie possono essere utilizzate per monitorare l’endometrio e ottimizzare i tempi dell’impianto embrionale. In alcuni casi, trattamenti ormonali specifici vengono somministrati per migliorare la recettività endometriale. Prima di una PMA è spesso utile una biopsia endometriale, soprattutto in donne che hanno avuto fallimenti di impianto ricorrenti o poliabortività. Nello specifico in laboratorio vengono eseguiti diversi controlli:

  •     Il test ERA che analizza la ricettività endometriale
  •     L’endometriocoltura tradizionale o tramite metodica EMMA: per la ricerca di eventuali patogeni e batteri nel tessuto
  •     Il test endometriale plasmacellule: è un’indagine immuno-istologica mirata alla ricerca di plasmacellule e cellule Natural Killer (NK). Quando sono presenti in quantità eccessiva si è in presenza di un errore del sistema immunitario che inibisce l’impianto dell’embrione.

Esame dell’endometrio a chi rivolgersi?

Per un test così delicato, soprattutto se approfondito e correlato a disturbi della fertilità è importante rivolgersi a professionisti esperti: la dottoressa Monica Antinori è un luminare nel settore. Ha contribuito alla nascita di più di 1600 bambini da coppie infertili. Qui tutti i suoi contatti.

 

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