I dolori post transfer sono normali o bisogna preoccuparsi? È consigliato stare a riposo? Significa che c’è un aborto spontaneo? Quando si arriva al trasferimento dell’embrione in utero, dopo un lungo percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) come è la FIVET, si è ormai ad un passo dal traguardo e le emozioni, dominate dall’ansia, travolgono la coppia con una serie di dubbi e timori, in attesa che passino i dovuti 10-14 giorni per fare il test di gravidanza. Cosa bisogna aspettarsi in questa fase? Cosa fare e cosa evitare? A chi rivolgersi e quali sono i consigli degli esperti? È comune che dopo il transfer si verifichino alcuni sintomi, tra cui dolori, che possono generare preoccupazione e incertezza. Ecco quindi cosa occorre sapere.

Transfer embrionale: cos’è e come avviene
Il trasferimento dell’embrione in utero è l’ultima e cruciale fase di un percorso di PMA, in cui la fecondazione è avvenuta in provetta con FIVET o ICSI. Questo delicato procedimento avviene qualche giorno dopo la raccolta degli ovociti, il tempo dello sviluppo degli embrioni ritenuto adeguato al caso, in genere tra i 3 ed i 5 giorni. Tuttavia, in alcuni casi è possibile rimandare di qualche mese la procedura, per preparare meglio l’endometrio; in tal caso l’embrione viene crioconservato. Lo stesso accade quando durante una fecondazione in vitro se ne ottengono in sovrannumero. Gli embrioni -accuratamente selezionati- al momento giusto vengono dunque posizionati nell’utero mediante un sottile catetere inserito attraverso la cervice. Tale procedura, totalmente indolore, semplice e piuttosto rapida, viene eseguita sotto controllo ecografico, per garantire la precisione e la corretta posizione degli embrioni. Non è necessario il ricovero.
Transfer embrionale e attecchimento
Dopo il transfer, gli embrioni -per innescare una gravidanza – devono attecchire all’endometrio, la mucosa dell’utero, che sarà in grado di supportarli con tutti i nutrienti necessari, fino ad un grado di sviluppo più avanzato, per poi essere soppiantato in tale compito dalla placenta. Questo processo -noto anche come annidamento- richiede tempo e pazienza. Di solito avviene entro una settimana dal transfer, anche se in alcuni casi può protrarsi leggermente più a lungo. In tale periodo è fondamentale adottare uno stile di vita sano e tranquillo, per evitare situazioni stressanti che potrebbero influenzare negativamente il tutto.
Dolori post transfer e altri sintomi
Dopo il transfer embrionale, è comune sperimentare una serie di sintomi che possono variare da donna a donna. Tra i più comuni vi sono:
- leggere perdite ematiche vaginali
- crampi addominali
- sensazione di gonfiore.
Per lo più tali disturbi sono da ricondurre alla manipolazione dell’utero durante il transfer, all’effetto degli ormoni somministrati nel corso della stimolazione ovarica e al fisiologico inizio dell’annidamento. Esempio tipico in quest’ultimo caso sono ad esempio le lievi perdite ematiche, tipo spotting, che possono verificarsi e che sono proprio definite come perdite da impianto: l’ancoraggio dell’embrione all’endometrio può rompere qualche sottile vaso sanguigno. È importante comunque evidenziare come questi sintomi siano atipici, generici, ovvero non sono necessariamente indicativi di una gravidanza, ma neppure di un fallimento della procedura. Semplicemente possono essere la risposta dell’organismo della donna alle ultime fasi del percorso di PMA. Dunque avere dolori post transfer è normale? Si tratta sicuramente di disturbi comuni, ma possono variare da lievi crampi a sensazioni di pressione e gonfiore, fino a dolori più decisi. È sempre utile riferire al medico specialista di PMA questa sintomatologia, ma lo è ancora di più se si tratta di dolori acuti e molto forti: in tal caso occorre una valutazione più approfondita e rapida del problema.
Post transfer, consigli e precauzioni
Dopo il transfer embrionale, è fondamentale adottare alcuni accorgimenti per favorire il successo della procedura e garantire il benessere della paziente. Vanno evitati sforzi fisici e situazioni stressanti: il riposo non è un obbligo, ma è fortemente consigliato. Del resto, basta ancora poco per superare il traguardo della genitorialità ed è questo un momento ideale anche per farsi coccolare un po’ da familiari ed amici. È particolarmente importante che il team medico prima delle dimissioni post transfer dia alla donna tutti i consigli del caso, così come sempre fa la dottoressa Monica Antinori, esperta in PMA, che ha contribuito alla nascita di più di 1600 bambini da coppie infertili. Cosa fare dunque?
- evitare attività fisica intensa, non solo la ginnastica, ma anche il sollevamento della spesa ad esempio
- assumere farmaci eventualmente prescritti, come l’acido folico
- seguire una dieta sana, equilibrata e ricca di nutrienti: aiuta a preparare al meglio l’organismo per la gravidanza, ma esclude anche la possibilità di sintomatologie simili (gonfiore o crampi addominali)
- evitare situazioni stressanti
- eseguire i dovuti monitoraggi
- rivolgersi sempre al proprio medico specialista di riferimento in caso di dubbi o sintomi anomali
La dottoressa Monica Antinori è sempre a disposizione delle sue pazienti, prima e dopo il transfer embrionale. Qui tutti i suoi contatti.


