L’utero è un organo essenziale per il sistema riproduttivo della donna. È qui che avvengono l’impianto dell’embrione e la crescita del feto nei 9 mesi di gravidanza. La sua salute è dunque essenziale, se si vuole avere un bambino, ed è strettamente legata non solo alla qualità della vita mestruale, all’equilibrio ormonale, ma anche alla sua struttura e ad eventuali patologie. Le malattie che possono colpire l’utero sono numerose, alcune serie, altre lievi, altrettante con la capacità di compromettere l’avvio di una gravidanza, talvolta con sintomi, o meno. Talune condizioni sono anche piuttosto diffuse e colpiscono un gran numero di donne in età fertile, altre sono più rare ma altrettanto importanti da conoscere. È essenziale saper riconoscere i segnali del proprio corpo, laddove presenti, così come fare dei controlli di routine: serve per chiedere aiuto tempestivamente e avviare percorsi diagnostici e terapeutici appropriati. Ecco, dunque, cosa occorre sapere al riguardo, quali sono le malattie uterine più frequenti, quali di queste possono influenzare la fertilità, e cosa fare e a chi rivolgersi se si desidera avere un bambino.

Malattie dell’utero, le più comuni
Le malattie dell’utero sono piuttosto numerose e diverse tra loro, seppur molto frequenti. Queste le più comuni.
- Fibromi uterini (leiomiomi): si tratta di tumori benigni che si sviluppano nella parete muscolare dell’organo; rappresentano una delle patologie dell’utero più diffuse nelle donne in età riproduttiva. Possono essere singoli oppure multipli, e di dimensioni variabili. Non sempre sono sintomatici. In alcuni casi, soprattutto se grandi, possono provocare cicli mestruali abbondanti, dolore pelvico, senso di peso o pressione pelvica e, in alcuni casi, infertilità o complicazioni in gravidanza.
- Endometriosi: non è propriamente una malattia dell’utero, ma comunque ne può compromettere la funzionalità. Il tessuto endometriale che riveste la parete uterina, in tale condizione, cresce al di fuori da questo sito fisiologico, andando a toccare ovaie, tube ed altri organi pelvici. Ne possono conseguire dolore pelvico, cicli mestruali dolorosi, infiammazione cronica ed infertilità.
- Adenomiosi: in questa condizione, il tessuto endometriale cresce all’interno della parete muscolare dell’utero. Ciò può portare a un utero ingrossato, mestruazioni molto abbondanti e dolorose e può contribuire a difficoltà nel concepimento.
- Polipi endometriali o uterini: si tratta di escrescenze che possono variare in dimensioni e spesso causano sanguinamenti anomali o problemi nel concepimento, a seconda anche del posizionamento. La diagnosi è solitamente radiologica o confermata con isteroscopia.
- Sindrome di Asherman: è una condizione caratterizzata da aderenze o tessuto cicatriziale all’interno della cavità uterina, che possono insorgere dopo procedure chirurgiche, traumi o infezioni. Queste possono ridurre lo spazio disponibile per l’annidamento dell’embrione e/o indurre cicli mestruali alterati, infertilità o aborti ripetuti.
- Malformazioni congenite. Alcune donne nascono con anomalie strutturali dell’utero (setto, bicorne, arcuato: non danno sintomi, ma in alcune situazioni possono complicare la fertilità o aumentare il rischio di aborto spontaneo.
- Tumori uterini (benigni e maligni). Quello dell’endometrio è il più comune ed è maligno. Può presentarsi con sanguinamento anomalo, soprattutto dopo la menopausa. È essenziale consultare subito un medico se si nota tale sintomo.
- Altre condizioni: ipertrofia endometriale, prolasso uterino, infiammazioni pelviche e infezioni, ciascuna con la propria manifestazione clinica e decorso.
Malattie dell’utero che compromettono o complicano la fertilità
Non tutte le patologie uterine compromettono direttamente la fertilità, ma alcune possono renderla più difficile o comportare rischi maggiori nei 9 mesi. Ecco quali sono e perché.
- Fibromi uterini, se sottomucosi, ovvero situati all’interno della cavità uterina, possono talvolta ostacolare il corretto impianto dell’embrione, indurre infertilità e/o aborti spontanei; la loro rimozione chirurgica è in genere la soluzione migliore per ottimizzare le probabilità di gravidanza sana e a termine.
- Endometriosi. L’infiammazione e le aderenze correlate, possono alterare l’ambiente riproduttivo (ad esempio inducendo ostruzione delle tube), compromettendo talvolta la fertilità. Circa il 30–50% delle donne con endometriosi lamenta difficoltà nel concepire.
- Adenomiosi: può influenzare negativamente la funzione uterina, l’impianto dell’embrione e la peristalsi endometriale.
- Polipi endometriali: possono fisicamente interferire con l’annidamento dell’embrione e rendere più difficile la gravidanza. La loro asportazione mediante isteroscopia è spesso consigliata se si cerca un bambino e risolutiva.
- Sindrome di Asherman. In molti casi la rimozione chirurgica delle aderenze può migliorare le possibilità di concepimento.
- Malformazioni congenite. Alcune anomalie strutturali dell’utero possono aumentare il rischio di aborti o di difficoltà a portare avanti una gravidanza. In certi casi, interventi correttivi possono favorire il successo riproduttivo.
Malattie dell’utero: cosa fare e a chi rivolgersi per avere un bambino
Se si sospetta una malattia dell’utero o comunque si sta cercando una gravidanza da tempo, senza successo, è utile indagarne prontamente le cause e trovare un percorso terapeutico adeguato. Il primo passo da fare è sicuramente quello di prendere un appuntamento per una consulenza con un ginecologo esperto in fertilità. Questi potrà valutare la salute dell’utero e dei suoi annessi con una visita clinica, ecografie, isteroscopia ed eventualmente una risonanza magnetica: si tratta di indagini mirate che aiutano a diagnosticare malattie dell’utero o altre condizioni potenziali, compromettenti la fertilità. Fondamentale nella consulenza sarà anche raccontare la propria anamnesi, o storia medica, evidenziando anche eventuali sintomi come il dolore, sanguinamenti anomali, cicli irregolari e tempo che si cerca una gravidanza senza successo. Lo specialista potrà poi proporre una terapia farmacologica, chirurgia mininvasiva (ad esempio l’isteroscopia per la rimozione di polipi e fibromi), chirurgia conservativa (per trattare aderenze), o percorsi di supporto alla fertilità. Se le patologie uterine interferiscono con il concepimento, spesso infatti si valutano trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) come l’inseminazione intrauterina (IUI) o la fecondazione in vitro (IVF). Lo specialista per la fertilità saprà consigliare l’iter migliore verso la maternità. Per maggiori informazioni e per un appuntamento con la dottoressa Monica Antinori, qui tutti i contatti.


