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Le differenze rispetto alla prima esperienza sono state tante: soprattutto nel modo di lavorare. Nel primo centro non ho sentito che ci fosse una vera strategia, ma più un “andare per tentativi”. Con la Dottoressa Monica Antinori invece ci siamo sentiti seguiti, capiti e rispettati nelle nostre scelte.

La nostra storia è iniziata nel 2019, quando io e mio marito abbiamo deciso di cercare una gravidanza. Viviamo in Calabria e avendo trovato difficoltà ci siamo rivolti a un centro della nostra regione. Il problema di fertilità era legato alla riserva ovarica bassa, e per questo avevo intrapreso dei percorsi con stimolazioni ormonali per il prelievo dei miei ovociti.

Abbiamo affrontato tre tentativi di fecondazione assistita omologa, ma nessuno di questi è andato a buon fine: gli embrioni si formavano, ma l’impianto non avveniva mai. Se ci ripenso oggi credo che avremmo dovuto informarci meglio, per valutare con più attenzione a chi affidarci invece di scegliere una clinica solo per vicinanza. La difficoltà più grande, oltre ad accettare l’esito di questi tentativi, è arrivata poi con la pandemia: comunicare con i medici e portare avanti i trattamenti era complicato, per tutti.

Dopo l’ennesimo tentativo, parlando con una collega, ho sentito nominare la Dottoressa Monica Antinori. Mi sono documentata e a settembre 2020 l’ho incontrata per la prima volta a Reggio Calabria, dove riceve regolarmente le sue pazienti.

Fin dal primo colloquio ho percepito una differenza enorme: chiarezza, precisione, professionalità. La Dottoressa mi spiegò che, vista la mia età e la mia situazione clinica (avevo iniziato a 41 anni ed ero arrivata in visita da lei a 42), non aveva senso insistere con altre stimolazioni. Mi consigliò di procedere direttamente con una fecondazione eterologa.

In fase di preparazione al percorso mi ha prescritto esami mirati che nessun altro mi aveva fatto fare prima. Tra questi anche un controllo ecografico. Proprio durante quell’indagine mi è stato segnalato un nodulo sospetto, che poi si è rivelato essere un carcinoma papillare della tiroide. Sono stata operata a febbraio 2021 e solo dopo il nulla osta dell’endocrinologo ho potuto riprendere il trattamento.

A luglio 2021 abbiamo fatto il primo transfer a Roma con l’équipe della Clinica Raprui con un embrione ottenuto da ovodonazione. Il primo transfer non è andato, ma dopo il confronto con la Dott.ssa Antinori, abbiamo deciso di riprovare nuovamente con un transfer a blastocisti. Ed è stato quello che finalmente ha funzionato con la nascita di mia figlia a novembre del 2022.

Oggi, ripensandoci, se potessi tornare indietro mi rivolgerei subito a un centro altamente specializzato. È facile dirlo dopo, ma so che come noi, tante altre coppie sentono di aver perso tempo e risorse prima di trovare la direzione giusta. Nel nostro caso questo percorso, anche se difficile, ci ha portato dove volevamo arrivare e ringrazio tutti per questa gravidanza e questa nostra figlia.

 

 

 

Foto di repertorio

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